L’omicidio di Simonetta Cesaroni: un delitto ancora irrisolto
Scritto da Beatrice Manocchio il Aprile 11, 2025
Era il 7 agosto 1990, estate calda nel pieno di Italia 90: Simonetta Cesaroni veniva uccisa con 29 coltellate in un appartamento al terzo piano del pregiato complesso di Via Carlo Poma 2 a Roma, nella sede dell’Aiag – Associazione italiani alberghi della gioventù. Uno dei cold case (delitti senza colpevole) più famosi in Italia degli ultimi 60 anni, un caso mediatico rimasto ancora irrisolto: a trentacinque anni di distanza, non è ancora stata scritta la parola fine: l’omicidio della giovane Simonetta Cesaroni resta purtroppo un delitto senza assassino.
L’omicidio di Simonetta Cesaroni
Ne parliamo venerdì 11 aprile a Rid a confronto, RID968, con la presenza in studio dell’On. Roberto Morassut, parlamentare del Partito Democratico, Vice Presidente della Commissione Parlamentare sul caso Orlandi-Gregori e Igor Patruno – reduce dal servizio-documentario del TG1 di domenica sera dedicato alla Cesaroni – giornalista d’inchiesta e scrittore che ha dedicato metà della sua vita al delitto di Via Poma, come persona informata sui fatti, testimone indiretto, sul cui delitto ha scritto ben tre libri. Sono anni che Igor Patruno cerca verità e giustizia per Simonetta Cesaroni, un dovere etico verso la famiglia: sorella e mamma di una ragazza di periferia andata a morire nella cosiddetta “Roma bene” del quartiere Prati.
Colpevoli dichiarati innocenti, errori nelle indagini, un lungo iter processuale conclusosi con una piena assoluzione del fidanzato di allora Raniero Busco; omissioni e depistaggi che hanno reso ancora più complesso il quadro. La famiglia attende ancora un nome per questo brutale delitto, forse uno dei primi femminicidi quando ancora il termine non era utilizzato.
Femminicidi in Italia, gli ultimi dati
I dati più recenti, relativi al 2024 e ai primi mesi del 2025 sembrano presentare un leggero calo.
I numeri del 2024: tra 99 e 151 vittime
Secondo quanto riportato da alcune fonti istituzionali e giornalistiche, nel corso del 2024 si sono verificati in Italia tra i 99 e i 150 casi di femminicidio, alcuni reputati più gravi di altri e per tanto sono state sollevati dubbi sui criteri adottati per classificare un omicidio come tale.
Nei primi mesi del 2025, vi sarebbe un calo del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non si parla, però, di un miglioramento strutturale. Ogni giorno, infatti, assistiamo a episodi di violenza che troppe donne ancora oggi subiscono tra le mura domestiche e non solo.
Come ha sottolineato anche la ministra per le Pari Opportunità, è necessario che le politiche di prevenzione vengano rafforzate e incrementare la formazione e sensibilizzazione con il fine di garantire un’efficace rete di protezione per le donne che denunciano.
Alessandra Paparelli e Beatrice Manocchio