RID 96.8 FM, un pensiero a GAZA: basta genocidio
Scritto da Beatrice Manocchio il Settembre 22, 2025
Oggi per l’Italia è stata una giornata importante che ha segnato, forse per la prima volta, un popolo. Milioni di persone in tutto il Paese sono scesi in piazza a manifestare una situazione diventata insostenibile e che non può più essere messa a tacere: la guerra a Gaza. Ogni giorno migliaia di bambini e persone muoiono solo perché si trovano a vivere dall’altra parte del mondo in un determinato momento storico. Perché? Ci si domanda. E purtroppo non possiamo dare una risposta.
Cosa ha spinto migliaia di persone ad andare in strada? In molti hanno citato la sofferenza dei civili, la distruzione delle case, la perdita di beni imprescindibili come acqua, cibo e medicinali. Altri hanno parlato di una memoria storica che non dovrebbe mai diventare crollo di civiltà: l’obbligo di proteggere chi non ha voce, di denunciare l’uso della violenza come strumento di politica. C’è chi ha sottolineato che la protesta non è un atto di incitamento all’odio, ma un richiamo all’umanità e alla legge internazionale: un invito ad aprire corridoi umanitari sicuri, a garantire il diritto internazionale umanitario, a chiedere una pausa per permettere la distribuzione di aiuti e la cura dei feriti.
Manifestazioni in tutta Italia per Gaza
Le voci raccolte tra le piazze hanno mostrato una pluralità di sfumature: studenti, lavoratori, famiglie, cittadini di diverse provenienze, adulti di mezza età e giovani con facce segnate dall’indignazione ma anche dalla speranza. Alcuni hanno espresso il desiderio di vedere un cambiamento tangibile: cessate il fuoco, negoziati seri, una presenza internazionale che sorvegli il rispetto del diritto umanitario. Altri hanno posto l’accento sull’urgenza di proteggere i bambini, di arrestare la spiralità della violenza che li priva di un futuro. In molti hanno chiesto che l’Europa, l’ONU e le altre organizzazioni internazionali non restino semplici osservatori, ma agiscano con incisività per interrompere il patto di sofferenza che si ripete ogni giorno.
Il dibattito pubblico, pur straripante di emozioni, ha mostrato anche la necessità di un equilibrio: da un lato la ferma condanna della violenza e la richiesta di risposte concrete; dall’altro la necessità di non delegittimare chi esprime opinioni diverse o chi invita al dialogo, anche se con posizioni diverse sui meccanismi della pace.
Eppure, oltre la compostezza dei discorsi e la forza delle emozioni, rimane una domanda di fondo: come trasformare una giornata simbolica in una spinta costante verso la pace e la protezione dei diritti umani?
In questa cornice, la giornata di oggi diventa non solo una lettura del presente, ma anche un appello al futuro: un promemoria che la pace non è una condizione fissa, ma un’impegno continuo, una costruzione quotidiana.