Rainbow Awards 2026, Adriano Bartolucci: “Un grido non violento, inclusivo, attento e rispettoso di ogni diversità”
Scritto da Beatrice Manocchio il Gennaio 28, 2026
Dopo la notizia della morte di Bruno Gagliano, ex drag queen e make-up artist, abbiamo deciso di approfondire la riflessione sull’inclusione e la visibilità della comunità LGBTQ+ intervistando il giornalista Adriano Bartolucci, fondatore dei Rainbow Awards, che si terranno il 2 febbraio 2026 presso il Teatro Brancaccio. La tragica scomparsa di Gagliano ci invita a confrontarci sul valore del supporto, dell’accettazione e della tutela delle persone marginalizzate, temi al centro del dibattito culturale e sociale promosso dai Rainbow Awards.
Il suicidio di Bruno Gagliano ha sconvolto la comunità LGBTQ+. Crede che eventi come questo siano ancora un segnale della mancata inclusione e del peso dei pregiudizi nella società, e cosa si potrebbe fare subito per prevenirli?
Il clamore suscitato dalla morte di Bruno è legato principalmente alla grande professionalità e umanità, ma anche fragilità, che caratterizzava l’anima di questo grande artista. La nostra comunità è morbosamente protettiva verso i propri membri. Quando accadono eventi come questo emerge fortemente tutto il percorso tormentato che molti di noi hanno attraversato o stanno attraversando. Il rapporto controverso, in primis con la famiglia, con la società e chi ci circonda, che si manifesta giorno dopo giorno, come una goccia cinese, al punto di corrodere ogni convinzione. Bruno non ha retto a tutto questo. Ognuno di noi potrebbe essere Bruno. La prevenzione verso questo male oscuro passa solo attraverso la cultura, l’amore e l’accettazione verso ogni forma di diversità, di espressione, di sentimento. Sembrano parole semplici ma rappresentano tutto quello che oggi manca, in un momento storico tremendo in cui tutto torna in discussione. Diritti, rispetto e tutela devono essere al centro dell’agenda quotidiana. Dobbiamo tornare a combattere per la nostra affermazione come singoli e come comunità. Dobbiamo tornare a stringerci l’uno con l’altro perché solo insieme possiamo contrastare il cancro più grande dei nostri tempi: l’indifferenza verso la condizione del prossimo.
In che modo i Rainbow Awards contribuiscono concretamente a promuovere l’inclusione e a dare visibilità alle persone LGBTQ+, aprendo davvero le porte a una società più accogliente?
I Rainbow Awards sono l’amplificatore naturale di tutte le buone pratiche, che per fortuna ancora ci sono, in ogni aspetto della società. Il nostro compito è quello non solo di celebrare, con una grande festa, chi ogni giorno aggiunge un tassello importante alla costruzione culturale di un racconto che ci accomuna ma anche e soprattutto un grido verso chi contrasta la nostra comunità e chi ci sostiene ogni giorno. Un grido non violento, inclusivo, attento e rispettoso di ogni diversità. Un grido necessario che come la fiamma olimpica deve ardere dentro ognuno di noi. Non dobbiamo abbassare la guardia. I Rainbow Awards sono la nostra casa.
L’edizione 2026 dei Rainbow Awards è molto attesa: quali sorprese o iniziative possiamo aspettarci e quale messaggio principale vuole trasmettere quest’anno?
Indubbiamente questa edizione rappresenta un salto in avanti notevole. Assisteremo ad uno spettacolo incredibile grazie agli artisti che hanno aderito convintamente al progetto e che ci mettono la faccia senza se e senza ma. Una direzione artistica rinnovata e rivoluzionaria che porta ancora più freschezza nel suo messaggio: WE MAKE THE HISTORY è il nostro motto per l’edizione 2026. Un impegno per Gaycs Lgbt di portata internazionale che conferma la capacità dell’associazione di rappresentare i sentimenti più profondi della nostra comunità, di Roma e delle istituzioni che ci sostengono.
Angelo Rifino con NOMAD a Rainbow Awards 2026
All’interno dei Rainbow Awards 2026, che ruolo avrà il format Nomad e in che modo la sua dimensione itinerante e internazionale contribuisce ad ampliare il messaggio di inclusione e dialogo promosso dall’evento?
Nomad ha accolto con grande entusiasmo la proposta dei Rainbow Awards di occuparsi dell’after show. Parliamo di una serata così bella e significativa che, secondo noi, merita di continuare anche quando il sipario si chiude. Per questo Nomad accoglierà gli ospiti al termine della premiazione in un’altra dimensione, fatta di atmosfera, musica, voci e sorrisi: quella che il format porta da oltre due anni in modo itinerante nelle location più suggestive della Capitale.
Nomad è un format libero, che non ama etichette, barriere o selezioni all’ingresso, e rifiuta qualsiasi forma di discriminazione. È proprio per questa visione aperta e inclusiva che ci sentiamo perfettamente in sintonia con il messaggio dei Rainbow Awards e siamo felici di amplificarlo insieme, trasformando il dialogo e l’incontro in un’esperienza condivisa.