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7 ottobre, cosa c’è dopo Gaza: le ferite invisibili dei sopravvissuti

Scritto da il Settembre 18, 2026

A quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, per molti sopravvissuti alla strage e alla prigionia a Gaza il ritorno alla vita quotidiana è ancora un percorso difficile. Psicoterapia, fisioterapia, cure mediche e riabilitazione continuano a far parte della loro vita. È questo il quadro emerso dal webinar organizzato il 17 settembre dal Milton Friedman Institute, durante il quale ex ostaggi, sopravvissute, soccorritori ed esperti israeliani hanno raccontato le proprie esperienze rispondendo alle domande dei giornalisti.

7 ottobre 2023, la vita dopo la prigionia a Gaza

Tra le testimonianze più drammatiche quella di Ilana Gritzewsky, rapita dal kibbutz Nir Oz insieme al compagno Matan Zangauker. Separata da lui durante l’attacco, Ilana ha raccontato di essere stata aggredita, abusata sessualmente e trasferita a Gaza, dove è rimasta prigioniera per 55 giorni in condizioni di estrema precarietà. Ferita e privata di cure adeguate, ha perso dodici chili durante la prigionia. Oggi continua il percorso di recupero. Matan, rimasto ostaggio per 738 giorni, è stato liberato successivamente: i due sono ora fidanzati e hanno annunciato che si sposeranno.

Anche Shoshan Haran, scienziata e fondatrice di Fair Planet, ha raccontato la propria esperienza. Sequestrata nel kibbutz Be’eri insieme alla figlia e ai nipoti, è stata liberata dopo 50 giorni. Durante la prigionia ha dovuto proteggere i bambini, mentre non conosceva la sorte dei familiari rimasti fuori: il marito Avshalom, la sorella Lilach e il cognato Evyatar sono stati uccisi.

Il webinar ha dato spazio anche a chi, nelle ore e nei giorni successivi agli attacchi, ha lavorato sui luoghi della strage. Simcha Greiniman, volontario di ZAKA, ha descritto il recupero dei corpi e dei resti umani, mentre Shari Mendes ha raccontato il lavoro svolto alla base militare di Shura per identificare le vittime e prepararle alla sepoltura.

Orit Sulitzeanu, CEO dell’Association of Rape Crisis Centers in Israel, ha sottolineato infine quanto possa essere lungo e complesso il percorso di una vittima prima di riuscire a raccontare una violenza sessuale.

Il filo conduttore dell’incontro è stato quindi la memoria: dare voce a chi non può più parlare e ricordare che, per molti sopravvissuti, le conseguenze del 7 ottobre non appartengono al passato, ma continuano ancora oggi.


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